L’Eco del Varesotto - Venerdì 16 Ottobre 1998 di Domenico D’Oora

Tre volte vulcanico Giannetto Bravi! In primis perché vissuto all’ombra del Vesuvio per un quarantennio e colà, accanto a Pierre Restany vate del Nouveau Realisme, ha colto i primi successi artistici, secondariamente per l’energia creativa dimostrata nella recente, fortunata serie di personali e, last but not least, per la polvere lavica elegantemente allegata alla pubblicazione, con testi dello stesso Bravi edita in occasione di questa personale a Sesto Ca-lende. Intensa anche la presenza a collettive, come quella a “Tra Pittura e Fotografia” di Caglio (c’ero anch’io perbacco) dove il Nostro ha presentato l’elaborazione fotografica del celebre “La Stanga” di Segantini, che v’inserì, in un’impossibile visione grandangolare, sia Caglio che Sormano e la pa-storella che già era entrata a far parte del suo nutrito harém. A rebours Bravi dal dipinto ha isolato e ingigantito Caglio “tagliando” il resto. Simile invece la reazione del pubblico - trattandosi d’Arte - allora insorse per il proditorio inserimento dell’ennesima conquista del Maestro; oggi curiosa nemesi, lamenta la scomparsa dell’immagine della giovinetta che a modo suo - oh l’arcadia - ha pur contribuito alla notorietà del luogo. Potenza, tribolazioni e peripezie dell’immagine, di cui Bravi è l’archeologo innamorato, il pigmalione sedotto. Insuperabile nel recuperare ogni sottile, possibile significato, come in questa serie “Cinema Amore Mio” dove sbiadite, esauste immagini cinematografiche precipitano sedimentati messaggi dell’immaginario collettivo, della psiche, della memoria. Malinconico, come certi film muti, recita Bravi nella cartacea imprimitura: “Il Futuro non lo conosco, il Presente mi sfugge, solo il Passato mi dà qualche certezza”. In catalogo un imperdibile saggio di Cristina Casero.